LA STORIA

Il complesso architettonico è costituito da un insieme di fabbricati esistenti situati tra Corsetto Sant’Agata, dinanzi alla Chiesa secolare dalla quale trae nome la via,  vicolo Rizzardo, mentre i prospetti laterali sono rispettivamente, uno contiguo a Palazzo Lechi di cui faceva parte – almeno per il corpo centrale caratterizzato dalla loggetta quattrocentesca e dalle scuderie secentesche - e l’altro posto su via Dante, nel vuoto creato dalla demolizione dovuta al Piacentini nel1930 circa.

Nel cuore della vecchia Brescia, tra le attuali Piazza Loggia, via X Giornate, via Dante e corso Palestro, c’era un antico e singolare quartiere che il popolino con sottile intuito chiamava “serraglio”. Distrutto nel 1930 per costruire Piazza della Vittoria e gli edifici circostanti, era popolato da oltre seicento famiglie, più di duemila persone, e nelle sue case alte e strette, coronate dalle baltresche di legno, nei suoi vicoli oscuri e tortuosi dai nomi curiosi, conservava le tracce di una storia millenaria che risaliva al tempo delle invasioni barbariche e che segnò la vita del quartiere in modo quasi indelebile. Fu qui che nel VII secolo vennero ad accamparsi gli invasori longobardi che, dopo aver messo a ferro e fuoco la città, trovarono comodo insediarsi ad occidente delle antiche mura romane ( che correvano lungo la linea degli attuali portici ), sulle due rive del torrente Melo che, forse dal germanico “gart-gard” = luogo difeso, prese il nome di Garza, il fiume di Catullo.

L’edificio ancora esistente era costituito da botteghe, poste con tutta probabilità a piano terra, e da “case di propria abitazione o civili” ai piani superiori. L’estensione di alcune di queste, spesso, non avviene solo in altezza ma in alcuni casi viene indicata in corrispondenza dei mappali confinanti. L’analisi dei catasti storici, quindi, riconferma la natura commerciale dell’insediamento presente lungo tutto Corsetto Sant’Agata.
 
Il complesso architettonico è costituito da vari edifici a più altezze, realizzati con ogni probabilità in
epoche diverse ed unificati in tempi relativamente più recenti. Tre piccole corti scandiscono gli spazi esterni. La porzione di edificio posta a nord, confinante con Palazzo Lechi, era in antico di proprietà della medesima famiglia. I caratteri costruttivi del blocco edilizio evidenziano come la struttura sia sicuramente quattrocentesca ( e di conseguenza ben più antica di Palazzo Lechi, databile secondo alcuni studiosi alla prima metà del ‘500). Essa si sviluppa in altezza per ben sei piani, su una limitatissima larghezza di facciata verso il cortile.

I primi quattro piani erano caratterizzati dalla presenza di loggiati a tre campate sostenute da colonne in pietra con capitello a foglia; le diverse necessità abitative, occorse nei secoli successivi, hanno comportato: al piano terra il tamponamento murario di un fornice e con serramenti in vetro e ferro degli altri due; al secondo ed al terzo piano l’inserimento di un ballatoio, sulla facciata contigua, ha comportato il parziale tamponamento di un fornice e la demolizione dei muretti originali, al fine di consentire il passaggio lungo il ballatoio. 

 

Il quinto piano è presumibilmente frutto di un successivo innalzamento dell’edificio ed è caratterizzato dalla presenza di due aperture, una porta ed una finestra, poste a quote diverse. La porta permette l’accesso ad una ballatoio di collegamento con la porzione di edificio prospiciente Corsetto Sant’Agata. L’ultimo piano è occupato da una “baltresca”, costruzione tipica degli edifici mercantili seicenteschi. Addossata alla facciata, in apparente buono stato di conservazione, è presente una curiosa scala a chiocciola in ghisa, riferibile al secolo XIX.

 

 

A conferma dell’appartenenza di questa porzione di edificio alla famiglia Lechi è importante indicare la presenza di una planimetria datata 1768, presumibilmente a firma dell’architetto Domenico Corbellini il quale la realizzò in occasione di alcuni lavori inerenti il complesso.


Analizzando il disegno settecentesco, appare evidente come al 1768 l’ attuale conformazione dei luoghi fosse già in buona parte definita. Erano già presenti gli androni d’ingresso (sia su Corsetto Sant’Agata che sull’attuale Vicolo Rizzardo) ed erano impostate due delle tre corti attualmente presenti. La porzione di edificio prospiciente vicolo Rizzardo, attualmente definita al piano terra da un sistema di volte a crociera, era in passato la scuderia del Palazzo.

IL VUOTO DI VIA DANTE

Il vuoto viene creato dalla demolizione della porzione di edifici prospicienti Via Dante voluta dal Piacentini durante i lavori di bonifica del “ serraglio “ e costruzione della Piazza Vittoria.

Indicato con un segno rosso è l’edificio non ancora demolito, costituito da un piano terra adibito a botteghe mentre i piani superiori sono cinque nella prima parte del fabbricato, mentre sono tre nella seconda e terza parte del fabbricato, come si può ben notare nella fotografia. 

Dopo la demolizione dei fabbricati furono edificati degli speroni, attualmente ancora visibile, presumibilmente per contrastare il fabbricato esistente che aveva manifestato qualche lesione. Tra gli speroni si svilupparono nel corso degli anni delle attività commerciali ora tutte dismesse. Prima della costruzione dei fabbricati nella zona, tra la fine del XII e la meta del XIII secolo furono costruite delle torri, famoso il ritrovamento duranti gli scavi della stazione della metropolitana, ma anche in questa zona sono state ritrovate le fondamenta di una piccola torre medievale, all’interno della quale fu successivamente ricavata una cantina, successivamente poi riempita .